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da 6 a 10 anni Atalanta, abbandonata nella foresta alla nascita
perché femmina, - Re Jaso, suo padre, voleva
un figlio vero, un maschio, un guerriero -
viene cresciuta prima da un’orsa premurosa e
poi da Diana, dea della caccia: diventa grande,
abilissima con l’arco e veloce nella corsa.
Atalanta torna tra gli uomini, che aveva sempre
spiato da dietro gli alberi, per vendicare la
morte di una compagna ma anche per conoscerli
meglio e scoprire a quale mondo lei
appartiene.
Con grande abilità uccide il cinghiale che ha
portato morte e scompiglio nel regno di
Colchide e ottiene così ammirazione e rispetto
da parte di grandi eroi greci. Parte con
Teseo, Ercole e Giasone alla conquista del
vello d’oro; durante il viaggio vive molte
avventure, conosce meglio i suoi amici - l’intelligenza
di Teseo, la forza bruta e la semplice
generosità di Ercole, il coraggio di Giasone
- e impara a distinguere l’astuzia dall’inganno,
il tradimento dalla lealtà, e comprende che il
mondo degli uomini le appartiene con le sue
luci e le sue ombre.
Atalanta ritrova infine la tenerezza del padre
che le chiede perdono. Senza rancore, decide
che la sua avventura è ora stargli vicino, consapevole
che quello che ha vissuto nella difficoltà
è pur stata un’opportunità di diventare
grande in modo diverso.
“L’uomo che mi batterà nella corsa sarà il mio
sposo…”. Così Atalanta lascia andare la fanciulla
avventurosa per far spazio alla donna.
Gianni Rodari sviluppa con grande abilità in
modo parallelo la storia epica e la storia intima
di Atalanta, che potrebbe essere una
ragazzina di oggi con i pensieri, le emozioni e
il suo sguardo sul mondo alla ricerca di un’identità
autentica. Sulla scena gli animatoriattori
daranno vita a questi mondi paralleli
attraverso la loro presenza e il mondo magico
delle ombre.
Con questo spettacolo Teatro Gioco Vita
vuole rendere omaggio a Lele Luzzati, con cui
ha fatto i primi “viaggi mitici” nel “mondo delle
ombre”.
Perché Atalanta
di Diego Maj
direttore artistico Teatro Gioco Vita
Il progetto produttivo I viaggi di Atalanta realizza
un vecchio sogno nel cassetto di Teatro
Gioco Vita. Eravamo agli inizi della nostra collaborazione
con Lele Luzzati, quando la ricerca
nel teatro delle ombre muoveva i primi
passi e grazie al suo prezioso contributo la
Compagnia iniziava ad acquisire padronanza
delle tecniche e del linguaggio.
La realizzazione di uno spettacolo ci faceva
confrontare fin dalle prime fasi con le idee e i
suggerimenti di Lele, e la genesi di una produzione
era caratterizzata da una stretta e proficua
collaborazione tra lui e la Compagnia.
Dopo la realizzazione del Gilgamesh, nel 1982
Lele mi fece la proposta di ritornare al mito
Con Atalanta: ne era infatti appena uscita, in
quello stesso anno, la pubblicazione per gli
Editori Riuniti, con i suoi disegni e il testo di
Gianni Rodari (il romanzo per la prima volta
era stato pubblicato a puntate nel 1963 ne
“L’Album dei piccoli”, inserto della rivista “Noi
donne”).
L’idea di uno spettacolo sul mito di “una fanciulla
nella Grecia degli dei e degli eroi” mi
incuriosiva tantissimo, anche perché la duplice
collaborazione con Luzzati e con Rodari
sarebbe stata per Teatro Gioco Vita molto
significativa: se con Lele stavamo muovendo i
primi passi nel teatro delle ombre, con Rodari
avevamo avuto modo di lavorare quando ci
occupavamo di animazione teatrale. Si annunciava
quindi una produzione molto interessante
e stimolante. Io e Lele ci siamo lasciati
con questo progetto. Dopo un mese ci siamo
incontrati per parlare nuovamente della
nuova produzione, ma a quel punto nacque
l’idea dell’Odissea. E Atalanta rimase un sogno
nel cassetto.
Oggi, passati 27 anni, vogliamo riprendere
questa idea e realizzare una produzione che
debutterà nella primavera 2010: I viaggi di
Atalanta. Una fanciulla nella Grecia degli dei e
degli eroi, dai disegni di Lele Luzzati e dal testo
di Gianni Rodari.
Un duplice omaggio a Luzzati e Rodari: un
omaggio al grande scenografo e illustratore, al
maestro con cui abbiamo iniziato l’avventura
del teatro d’ombre; un omaggio al grande
scrittore e pedagogista, del quale nel 2010
ricorre il trentennale della scomparsa. Due
figure di riferimento di Teatro Gioco Vita ai
suoi inizi.
Teatro d’ombre e mito:
un percorso di ricerca
di Fabrizio Montecchi
responsabile artistico della Compagnia
Teatro Gioco Vita, nel suo sforzo di dare
corpo ad un teatro d’ombre contemporaneo,
si è sempre mosso indagando tra i più disparati
materiali per cercare di cogliere quegli
aspetti del pensiero occidentale che meglio
potevano coniugarsi con le possibilità espressive
e linguistiche del teatro d’ombre.
Uno dei luoghi privilegiati di indagine e di
scavo è il mondo epico-mitologico greco. Per
noi ha rappresentato un incontro fondamentale,
il primo vero impatto con un mondo
straordinario di figure d’ombra. La Grecia,
intesa non in senso letterale ma culturale,
deve rappresentare uno dei materiali fondanti
la ricerca di identità di un teatro d’ombre
occidentale. Perchè, citando Hillman in
“Saggio su Pan” (Milano, 1979): “Noi ritorniamo
alla Grecia allo scopo di riscoprire gli
archetipi della nostra mente e della nostra
cultura. La fantasia ritorna laggiù per diventare
archetipica. Arretrando nel mitico, in quello
che è non-fattuale e non storico, la psiche
può re-immaginare quelle che sono le sue difficili
situazioni fattuali e storiche da un diverso
e più vantaggioso punto di vista. La Grecia
diventa una serie di specchi di ingrandimento
in cui la psiche può riconoscere le sue persone
e i suoi processi in configurazioni più
ampie del naturale e che tuttavia toccano la
vita delle nostre personalità secondarie.”
Questo percorso di ricerca, iniziato anni fa
con lo spettacolo Odissea trova adesso in
Atalanta un’altra tappa importante. Questo
nuovo incontro con il mondo greco e mediorientale
ci permette da una parte una nuova
immersione nei miti che stanno alla base di
tutta la nostra cultura e dall’altra di incontrare
altre tradizioni di teatro d’ombre, come
quella greca o turca ed anche medio orientale.
Un incontro-confronto con storie e linguaggi
che vorremmo ci portassero più vicino
al cuore di un “possibile” teatro d’ombre per
costruire davvero una forma di teatro d’ombre
innestato nel nostro patrimonio culturale.
Un teatro d’ombre come linguaggio ponte tra
Oriente e Occidente.
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